Molte volte quando ho attraversato momenti difficili nella mia vita, specialmente nella mia famiglia, mi sono domandata se Dio esistesse davvero: se Gesù era morto per me sulla croce, perché sembrava proprio che non mi ascoltasse?

Successivamente sono diventata testimone della sua misericordia, di quanto mi ha amato e di come Lui mi ha donato una vita nuova.

Mi chiamo Paulina, ho 23 anni e sono messicana.

Sono cresciuta in una famiglia cattolica ma solo per tradizione, quindi fin da piccola credevo in quello che mi dicevano di credere, per me era soltanto qualcosa che dovevo fare.

All’età di 13 anni, quando ho cominciato ad avere una maggiore indipendenza, mi sono ribellata contra la fede, perché allora avevo l’età sufficiente per decidere in cosa credere, e non volevo sapere niente di Dio perché per me credere era sempre stato un obbligo, un’imposizione.

In quel tempo mi sono concentrata sullo sport e sullo studio, i miei genitori mi hanno sempre spinto ad avere buoni voti, e grazie a questo quando ho finito la scuola media ho vinto una borsa di studio in una delle migliore scuole private del Messico.

Il problema era che la situazione economica non era favorevole e per frequentare quella scuola ci volevano molti soldi. Nonostante questo i miei genitori hanno scommesso tutto per il mio futuro.

A 15 anni sono andata a studiare in città, con nuovi amici, una nuova casa, una nuova scuola e soprattutto l’opportunità della mia vita: un sogno che si stava realizzando.

Ben presto ho scoperto che non sarebbe stato facile entrare in quell’ambiente, la maggior parte dei miei compagni di classe provenivano da famiglie benestanti e avevano un alto stile di vita, e questo mi faceva sentire inferiore, ero gelosa di loro e sentivo vergogna dei miei genitori, non apprezzando quello che facevano per me.

Più tardi i miei genitori hanno cominciato a cercare Dio a causa della malattia di mia madre e la situazione economica stava sempre più peggiorando.
Tramite alcuni amici hanno frequentato una casa di preghiera della Koinonia Giovanni Battista, e lì hanno avuto un’esperienza personale con Gesù. La situazione della malattia di mia madre è migliorata,  così come pure la situazione economica.

Poco dopo mi hanno parlato di Gesù e della casa di preghiera: io semplicemente dicevo loro che non volevo sapere niente di tutto questo, e che per me la fede era una cosa assurda che non serviva a niente, ma sopratutto che io non avevo bisogno di Gesù.
Nonostante la mia ribellione i miei genitori pregavano per la mia conversione.

Io continuavo con la mia vita, la mia strada e le mie decisioni, fino a quando ho preso una decisione che ha cambiato tutto: per ottenere qualcosa che non potevo comprarmi e che i miei genitori non potevano darmi ho rubato a uno dei miei compagni qualcosa che non era mio e l’ho rivenduto per ottenere ciò che volevo.

In un primo momento pensavo che non mi avrebbero scoperto, avevo ottenuto ciò che volevo, ma ho subito capito che mi sbagliavo e anche seriamente.

A scuola stavano iniziando a fare delle indagini su ciò che era accaduto e a quel punto l’angoscia si è impadronita di me fino al giorno in cui hanno scoperto che sono stata io.
Mi hanno chiamato, richiedendo anche la presenza dei miei genitori per deliberare che punizione darmi: l’espulsione dalla scuola.

Il mio mondo è crollato, sono uscita dalla scuola totalmente umiliata e con il nome di “ladra” sopra la mia testa, i miei amici mi hanno lasciato sola, imbarazzati anche di conoscermi, i miei genitori arrabbiati e delusi per quello che avevo fatto, senza scuola, senza futuro, senza speranza e soprattutto con il desiderio e il pensiero di fuggire da tutto questo, attraverso la forma più facile: il suicidio.

Così sono arrivata alla casa di preghiera, ricordo che non potevo neanche alzare lo sguardo, nella preghiera ho detto soltanto semplici parole: Signore Gesù, io ti do la mia vita, i miei sbagli e il mio futuro, adesso guidala tu perché io ho fatto solo degli sbagli.

Di fronte a me, in quel momento, ho sentito la Sua presenza, quasi potevo toccarlo, il Suo sguardo di amore e di misericordia hanno trafitto il mio cuore: Gesù era lì, Lui non mi lasciava da sola, Lui non mi giudicava, Lui non mi puniva per quello che avevo fatto, Lui mi perdonava e riempiva il mio cuore della Sua pace.

In quel momento ho sperimentato nel mio essere Colui che è misericordia e allo stesso tempo ho udito le parole che Gesù ha detto alla donna adultera: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 11, 8); è lì che Gesù mi ha dato una vita nuova e un’opportunità di vivere, non più per me stessa, ma per Lui.

Quel giorno la mia vita è cambiata, Gesù ha preso la mia vita a pezzi è l’ha ricostruita in modo incredibile, mi ha dato molto di più di quanto avessi mai pensato, mi ha dato amici, ha restaurato il mio rapporto con la mia famiglia, mi ha dato un progetto di vita e un senso: vivere per Lui nella verginità per il regno dei cieli!

Sono felice di averlo conosciuto e di poter ogni giorno sperimentare la Sua misericordia, la Sua fedeltà ed il Suo amore per me.

Non importa se pensiamo che la nostra vita sia ormai distrutta, e che non ci sia nessuna speranza: abbiamo solo bisogno di avvicinarci a Gesù e di donargli la nostra vita, le nostre difficoltà, e Lui che è fedele, non ci deluderà mai.